Edizione di: Giovedi, 9 settembre 2010 ore 04:45

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Atterraggio su Marte

edificio-principale-nasa_001Di recente ho partecipato alla visita alla NASA in Second Life nell’ambito di “Scienza in Tour”, il programma di visite guidate a land scientifiche non-italiane. L’idea è di Second Physics, gruppo no-profit creato da Talete Flanagan per la diffusione della cultura scientifica in SL, e di =Immersiva.2life=, creato da Giovanna Delphin per la divulgazione culturale e artistica.

La NASA eEducation Island è distribuita su diverse land adiacenti che presentano i progetti, le ricerche, le risorse dell’agenzia spaziale americana attraverso la ricostruzione di ambienti, simulazioni, giochi, eventi. L’investimento finanziario risulta subito evidente, ma non meno importante è l’investimento culturale profuso nella riproduzione degli ambienti e nello sfruttamento della dimensione ludica di Second Life che, invece di farne un semplice passatempo, la rende uno strumento potente per l’apprendimento e per la diffusione della cultura. Ho trovato semplicemente emozionante trovarmi davanti l’infinito stellato scrutato da Hubble o atterrare su Marte protetta dall’apposito airbag, ”sedermi” in un vortice marziano o scendere nel Victoria Crater. Ricostruzioni in 3d, grafica e oggetti interattivi belli e che suscitano il desiderio di saperne di più.

Guidato da Giovanna Delphin, con la presenza di Talete Flanagan e con la collaborazione di chi scrive, il gruppo- circa quaranta avatar, è accolto da Caledonia Heron, la gentile e paziente incaricata della NASA in Second Life, che ci dà il benvenuto (http://slurl.com/secondlife/NASA%20eEducation/123/160/43) e ci spiega che “l’isola è sponsorizzata dalla NASA Learning Technologies, un incubatore di tecnologie educative. E’ dedicata alla presentazione dei lavori della NASA sulla terra, in orbita e oltre”. Caledonia, che si occupa di educazione in RL (si vedano i due link qui di seguito, sulle tecnologie educative NASA: http://www.nasa.gov/education/lthttp://prime.jsc.nasa.gov), ci riassume il percorso che ci aspetta. Naturalmente la nostra ospite parla inglese, perciò ogni suo intervento è seguito dalla traduzione in italiano.

Dici NASA e pensi subito alle imprese spaziali; in realtà l’agenzia si occupa anche di ricerche sul nostro pianeta, i vulcani, l’antartico, il mondo sottomarino. Ambienti terresti che presentano quelle condizioni di vita estreme che gli astronauti e le sonde spaziali ritroveranno nello spazio, utili per effettuarvi simulazioni e valutarne gli esiti. La prima tappa è alla stazione di ricerca marina NEEMO (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/19/172/12/). Qua gruppi di impiegati e contractor NASA vivono in una struttura sottomarina, Aquarius, per periodi di tre settimane. ”Un buon sostituto dell’esplorazione spaziale”, spiega Caledonia, dove gli equipaggi ”sperimentano alcuni dei compiti e delle sfide sottomarine come se fossero nello spazio”.

La seconda tappa, Scienza su una Sfera (SOS)® (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/108/202/26/), espone un enorme globo che illustra il sistema-terra attraverso immagini animate di tempeste atmosferiche, cambiamenti climatici e temperature degli oceani. Subito dopo ci troviamo al centro educativo e del CORE, l’ufficio centrale di distribuzione dei materiali educativi della NASA (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/133/161/44/).  ”Lo scopo della rete è di aiutare gli insegnanti ad apprendere e ad usare le risorse didattiche della NASA.  Vi si tengono frequentemente degli eventi”. Nella tappa successiva ci troviamo all’improvviso a camminare su un campo di lava, ricostruzione di un vulcano terrestre (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/178/188/46/). La ricerca sui vulcani ha il duplice scopo di farci migliorare la nostra conoscenza dell’impatto di grandi eruzioni vulcaniche sul sistema climatico terrestre e di consentire agli scienziati di suggerire misure per ridurne gli effetti sulle persone e sulle risorse naturali; inoltre, le informazioni raccolte sulla terra si possono applicare alle attività vulcaniche di altri pianeti.

Un aspetto importante della ricerca spaziale è quello del trasporto. Non alludiamo alle navicelle spaziali, ma a sistemi di movimento sulla superficie di altri pianeti. Il teleport alla prossima tappa è una caduta (priva di conseguenze) che ci fa allunare nel sito dove viene studiato il “Rover”, dal nome del più antico e noto fuoristrada terrestre (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/238/200/24/). Caledonia ci illustra il rover elettrico lunare, un mezzo pressurizzato grande come un pickup con dodici ruote; può ospitare due astronauti fino a quattordici giorni, è dotato di impianti igienici e vi si può dormire. Richiede poca o nulla manutenzione e nei suoi dieci anni di esplorazioni della superficie lunare ha viaggiato per migliaia di miglia, arrampicandosi su rocce con una inclinazione di 40 gradi.

Dalla luna torniamo alla terra nella regione Antartica (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/230/37/22/). Dopo il raffreddamento subito negli ultimi trent’anni, il modello di studio computerizzato dei ricercatori NASA fa ritenere che il polo sud si riscalderà nei prossimi cinquant’anni. La riproduzione dell’ambiente antartico contiene una bella animazione che mostra l’effetto dello scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello delle acque marine.  Cliccando sul ghiacciaio, questo si scioglie e il livello dell’acqua sale. E’ questo uno dei punti che suscita più domande fra i partecipanti al tour, in particolare riguardo al come andranno realmente le cose.

Ed eccoci finalmente alla sim di Hubble (http://slurl.com/secondlife/NASA eEducation/120/114/460/), dove il telescopio punta l’occhio sullo spazio oscuro fitto di stelle. Delle immagini che Hubble ci invia e che hanno gettato luce su molti dei grandi misteri dell’astronomia- l’età dell’universo, l’identità dei quasar, l’esistenza dell’energia oscura, vi abbiamo parlato più volte anche dall’antenna di Second Physics. Con Hubble lasciamo definitivamente la terra per trasportarci su Marte. Due sim sono dedicate al pianeta rosso. La prima è la piattaforma dell’airbag marziano, un altro aspetto dello sviluppo del sistema rover (http://slurl.com/secondlife/Explorer Island/62/39/52/). L’airbag al cui interno il veicolo è protetto (foto) cade sulla superficie del pianeta, rimbalza, si ferma e infine si sgonfia, lasciando emergere il rover in sicurezza. Questa sim riscuote un grande successo anche perché l’airbag e i vortici di venti marziani, chiamati Mars Dust Devils, sono oggetti interattivi… e veloci… e impetuosi… e insomma! Molti di noi, me compresa, non possono rinunciare a fare un giretto! Quando riusciamo a tornare coi piedi per terra (sic!) raggiungiamo la seconda sim marziana e nostra ultima tappa, una ricostruzione del Cratere Victoria (http://slurl.com/secondlife/Explorer Island/12/124/636/). Il rover per l’esplorazione di Marte è entrato in questo cratere e ne ha esplorato per una settimana la scarpata interna. Qua fate attenzione: i prim che costituiscono la scarpata sono molto permeabili, se tentate di camminarci sopra rischiate di cadere nello spazio infinito: meglio volarci su. Molti sono curiosi di sapere in che misura le missioni spaziali siano finanziate in questo momento non facile a altri vogliono saperne di più della gravità marziana.

E’ il momento dei ringraziamenti, in particolare a Caledonia, che con la sua competenza e pazienza ha reso ancora più piacevole la nostra passeggiata fra le stelle, e a tutti quelli che hanno partecipato e… un momento prima di lasciare la sim, mentre continuo a contemplare la distesa rosseggiante, cosa vedo? Un vortice marziano… no, Taz, è un’allucinazione? Ma sì, il Diavolo della Tasmania che vortica sul cratere Vittoria… mah, qua su SL è possibile tutto, si sa. E se non sapete e siete curiosi, visitate la sim e guardatevi il filmato di Taz*.

* Il Diavolo della Tasmania, o Taz, è un personaggio dei Looney Tunes degli anni Cinquanta, poi ripreso in una serie degli anni Novanta. Veloce e vorace, feroce ma tutto sommato sfortunato nelle sue imprese, i suoi spostamenti avvengono in un vortice (http://www.youtube.com/watch?v=P8u-nbRNIfQ).

Calliope lexinghton

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RSS Feed for This Post3 Commento

  1. Ito De Rolandis | 24 mar 2010 | Replica a questo commento

    Gentile Rudy Bandiera (ho letto bene?) complimenti per la tua cronaca, completa, esaustiva, invogliante e ricca di riferimenti in link per chi vuole approfondire ulteriormente l’argomento.
    Essa arriva ai lettori in un momento particolare della storia della ricerca spaziale e terrestre. Proprio in questi giorni in molti paesi del mondo la gente fa pressione perchè siano dimezzati i fondi destinati a questo settore. Ed adducono considerazioni che chi fa ricerca non riesce proprio a capire, o conciliare col buon senso. Tipo “Buttiamo soldi per andare su Marte o per cercare l’acqua sulla Luna ed i bambini della Tasmania muoiono di sete”.
    Nel 1848 fu inaugurata la linea ferroviaria Torino-Genova. Il giorno dopo centinaia di forsennati cercarono di sradicare i binari, e qualcuno con cavalli e buoi rovesciarono addirittura una locomotiva ed un paio di vagoni.
    Visto che oltre a competenza scientifica dimostri buona capacità nello scrivere, fai opera di divulgazione, e continua su queste pagine a raccontare (il verbo è esatto!) umilmente senza ricorrere a termini non accessibili al grande pubblico, i passi che la scienza sta percorrendo. Ritengo infatti che l’uomo in generale detesti quel che non conosce, e che apprezzi quello che gli viene spiegato in modo molto divulgativo, ossia terra terra.
    In questo modo “ogni sapere diventa missione”. Non sono parole mie ma di Gandhi.
    Cordialità
    Ito De Rolandis

  2. Rudy Bandiera | 24 mar 2010 | Replica a questo commento

    Grazie mille anche se il pezzo non è mio. Mi è stato infatti inviato per la pubblicazione: a breve inserirò il nome del vero autore. A presto

  3. calliope | 24 mar 2010 | Replica a questo commento

    My name is Lexington, Calliope Lexington :)

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