Mumble, il laboratorio sulla comunicazione sociale non convenzionale sull’isola di Idearium in SL, riapre dopo la pausa estiva con la mostra interattiva “Guaranì 3.0”.
Galleria sui volti, i simboli e le tecniche di trasmissione della conoscenza degli indigeni della Bolivia sud-orientale. Gli avatar che visiteranno la mostra avranno un foglietto su cui appuntare i loro pensieri/sensazioni. Gli autori li metteranno insieme e ne trarranno un ipertesto collettivo, pubblicato sul prossimo numero di Mumble Magazine.
Slurl: http://slurl.com/secondlife/idearium/175/190/25/
GUARANÌ 3.0
“Le analogie fra il concetto di partecipazione dei ragazzi di Don Milani, quelli di Padre Tarcisio e quelli del Web 2.0 ci hanno spinto ad un’ulteriore curiosità: che succede se, bypassando spazio e tempo, si riuscisse a farli incontrare, magari nel non-luogo per eccellenza, Second Life?”
Ora che “il web è finalmente ‘scrivibile’ e non solo leggibile”, come ha scritto Franco Carlini, la partecipazione si riappropria del suo significato e indica una modalità di trasmissione della conoscenza basata sulla reciprocità. Come alla Scuola di Barbiana di Don Milani (sull’Appennino tosco-emiliano) e alla Tekove Katu di Padre Tarcisio (in Bolivia), entrambi ben lontane dal mondo di Wikipedia.
Orione Lambri e Vanessa Zanzelli hanno raccontato sul Manifesto, giovedì 20 settembre, questa strana analogia; ora la mettono in mostra su Second Life nello spazio interattivo di Mumble.
TRA PADRE TARCISIO E DON MILANI: UN PERCORSO ESPOSITIVO E CONCETTUALE
Foto, video, segni, simboli della cultura Guaranì: un percorso unico, due accessi diversi. La Tekove Katu, Scuola Pubblica di Salute del Chaco di Gutierrez (Dipartimento di Santa Cruz, Bolivia) sbarca su Second Life e mette in mostra i volti dei suoi studenti indigeni, le tecniche “orizzontali” di trasmissione della conoscenza, il gioco creativo/formativo, le azioni di comunicazione virale. Il logo Autonomia Indigena, simbolo della lotta per l’autodeterminazione del popolo Guaranì, è la copertina di Mumble Magazine monografico, t-shirt e tatuaggio tribale per bicipiti virtuali.
Il percorso della galleria comprende i seguenti soggetti:
1) Autonomia Indigena
“Prima di tutto però ci vuole un segno, il logo dell’Autonomia Indigena: proprio in questi giorni i popoli nativi hanno indetto una Marcia e dei blocchi stradali per chiedere il riconoscimento delle proprie terre, dei propri diritti e l’uguaglianza gerarchica di fronte alle altre entità territoriali. “
2) Tekove Katu
“Tekove Katu significa benessere totale, vita piena, in lingua Guaranì.
È il nome del posto in cui ci trovavamo a luglio, la Scuola Pubblica di Salute del Chaco a Gutierrez, dipartimento di Santa Cruz, Bolivia.“
3) Gutierrez
“A Gutierrez la scuola è il cuore della comunità: la luce è arrivata da tre anni e tutta la città ha l’acqua da quando Padre Tarcisio ha fatto mettere la cisterna.“
4) Comunic(azione) Guaranì
“Durante la Marcia, il logo viene declinato in diverse applicazioni “virali”: magliette, striscioni, stencil, tatuaggi. Il ninja (o guerilla, o viral) marketing sarà pure la tendenza più modaiola della comunicazione nostrana, ma qui nel Chaco sembrano tutti esperti.”
5) Comunic(azione) contro
“Anche i cattivi fanno la guerrilla marketing: “Resistencia”, logo della campagna anti-Morales della destra bianca e colonialista, campeggia in stencil su tutti i muri dei quartieri ricchi di Santa Cruz. Rispondiamo con “500 anos de resistencia”, riappropriandoci del termine rubato.“
INTERAZIONE COLLETTIVA
“Alla Tekove ci sono due libri che vanno assolutamente letti: “Lettera ad una professoressa” degli allievi di Barbiana e “Aprendiendo a promover la salud” di David Werner. Entrambi insegnano che il sapere non è solo un’opportunità individuale, come si dice dalle nostre parti, ma una ricchezza da condividere. Un po’ come l’intelligenza collettiva di Pierre Levy, che germoglia in Rete dal libero scambio fra persone, esperienze e talenti.”
La comunicazione partecipata rompe la gerachizzazione del messaggio, la trasmissione monodirezionale della conoscenza fatta di libri, radio e tv. Da Gutemberg al Grande Fratello. Nell’epoca del Web 2.0 sembrerebbe un’ovvietà (è tutto un blog), ma ai tempi di Don Milani non lo era.
“Lettera a una professoressa” è un primo esperimento di scrittura collettiva. Ognuno degli autori segnava su un foglietto ogni idea degna di nota e in riunione lo gettava sul tavolo assieme a quelli egli altri. Ogni (buona) idea diventava il cuore in un paragrafo del libro.
Alla mostra si potrà fare qualcosa di simile. Gli avatar che visiteranno la mostra avranno un foglietto su cui appuntare i loro pensieri/sensazioni. Gli autori li metteranno insieme e ne trarranno un ipertesto collettivo, pubblicato sul prossimo numero di Mumble Magazine.
Second Life / Sabato 29 settembre dalle ore 21.00


