Mi permetto di riportare nella sua interezza un’interessante analisi a SL di Francesco Candian, dal sito http://www.korazym.org
“Il tuo mondo. La tua immaginazione!”. Sull’onda di questo slogan un mondo virtuale sta affascinando milioni di utenti della rete in tutto il mondo. Un mondo virtuale dove il singolo soggetto può creare tutto ciò che vuole: dall’abbigliamento che indossa alla sua casa dei sogni, dall’albero al palazzo in puro cemento virtuale. E’ “Second Life”, un mondo virtuale creato dalla Linden Lab. Una seconda vita interpretata da un avatar, una sorta di proiezione digitale-ideale del mio ego reale. Se 40 anni fa, all’uscita del capolavoro di Kubrik “2001: Odissea nello spazio”, i nostri genitori vedevano il 2001 come un tempo assai lontano, molto più vicino a noi è il richiamo cinematografico di una pellicola del 1999, “Matrix”. L’ormai Cult dei fratelli Wachowsky ipotizzava che la nostra vita fosse nient’altro che una vita virtuale all’interno di un programma, matrix appunto, dove i nostri avatar vivevano una vita prodotta dalla loro immaginazione. Second Life dà vita a questa nostra immaginazione. Cerchiamo allora di capire brevemente cosa sia “Second Life” e quanto sia affine alla proiezione cinematografica di una realtà completamente immaginaria, anzi, digitale. Ma soprattutto cerchiamo di capire se la proposta dei Gesuiti di “Civiltà Cattolica” di evangelizzare un mondo virtuale non sia altro che il cavalcare l’onda di un fenomeno destinato ad essere un fuoco fatuo.
Una chiesa in Second Life
Il progetto “Second Life” è nato soprattutto per rivoluzionare il concetto di e-commerce. La possibilità di pubblicizzarsi innanzitutto attraverso la rete in forma meno invasiva e più elegante dei fastidiosi banner presenti nei vari siti. Del resto. la Linden Lab deve sopravvivere e non ha di certo messo a disposizione degli internauti un mondo virtuale gratuito per scopi umanitari benefici, ma per la normale logica del guadagno. Pensato o meno, questo mondo ha preso una strana piega, trasformandosi nella patria dei sogni più o meno ambiti dei singoli utenti. Mentre i media tradizionali parlano di disegnatori che, vendendo case ed abiti in “Second Life” sono diventati milionari reali, in “Second Life” si sviluppa uno strano fenomeno dove gli utenti più che pensare al denaro pensano a dar sfogo alle loro più recondite passioni. Mentre studiosi di sociologia e media sognano università, lezioni e cultura in rete, gli utenti pensano a chiacchierate simili a quelle del bar, al sesso virtuale, a feste dove mentre l’avatar finge una sbronza ha pure la capacità di approcciare una ragazza.
Ecco allora che la pubblicità di questo mondo continua a millantare un nuovo mezzo di comunicazione, e che la maggior parte degli utenti, oltre a vivere in questo nuovo mondo alla maniera dei “portoghesi”, più che a riempire tasche virtuali o reali pensa a dar sfogo alle pulsioni più nascoste, quelle da non mostrare al ragazzo o alla ragazza. I tentativi dei laboratori Linden sono encomiabili a partire dal fatto di creare una interfaccia grafica apposita che non interferisca col browser web. Scelta per molti discutibile, per altri un buon tentativo di creare una sorta di cornice spazio temporale del tutto indipendente dalla normale navigazione nella rete. Di contro, gioca il bisogno di un computer se non di ultima generazione, che sia dotato almeno di una buona scheda grafica e una banda di connessione che in Italia non è ancora dominio di tutta la popolazione.
Relax a “Second Life”
Quanto alle affinità con la pellicola hollywoodiana, non possiamo dimenticare il rovesciamento dei ruoli rispetto al delirio dei fratelli Wachowsky: se per loro l’avatar non era cosciente di essere manovrato dalla sua immaginazione ed era l’avatar a vivere in prima persona la vita, fortunatamente in “Second Life” il fenomeno avviene al contrario ed è l’avatar ad essere comandato dalla vita reale, un reale che ha coscienza della sua identità, sia reale che virtuale. Ma la distinzione che maggiormente rende dissimile le due realtà virtuali (ossimoro che sta perdendo il suo fascino di fine millennio a favore di una maggiore concentrazione sul termine “realtà”!) è in particolar modo presente, nella misura in cui l’utente sceglie di essere reale o immaginario. In parole povere: quanto l’avatar è immagine di me stesso reale? E qui ci inoltriamo in un discorso che non può prescindere dalla psicologia sociale, ma che non possiamo affrontare in questa sede: ogni singolo personaggio sceglie di essere chi vuole, può essere se stesso digitalizzato o allo stesso tempo una proiezione immaginaria della sua persona reale.
Non è impossibile incontrare robot, batman, o altri personaggi più o meno fantastici passeggiando per le strade di SL. Ma forse l’aspetto più importante è che è quasi normale trovare donne avatar che sono uomini nella realtà e viceversa. Il film fermava la sua immaginazione ad una riproduzione fedele di se stesso reale all’interno di Matrix.
In uno scenario simile, come valutare la proposta dei Gesuiti di creare centri per l’evangelizzazione in “Second Life”? Partendo dal presupposto che la prima missione del cristiano è portare il messaggio di Cristo in tutto il mondo, quali mezzi utilizzare in un mondo virtuale? Un mondo che, come appena detto, nasce principalmente per motivi economici ma viene vissuto quasi come uno sfogo delle pulsioni umane, un mondo che racchiude in sé un tale livello di falsità da poterlo realmente considerare una realtà parallela. Per non parlare poi di tutte le difficoltà comunicative legate ad una comunicazione non orale ma scritta, una sorta di evoluzione in 3D della chat.
Una gita a Venezia su “Second Life”
Senza demolire un progetto di evangelizzazione, non possiamo prescindere dal fatto che questo mondo ha creato innanzitutto delle ri-mediazioni del concetto di linguaggio stesso, ha creato un nuovo linguaggio sulla base di simboli già precedentemente costituiti. Superate anche queste difficoltà e creati dei perfetti avatar digitali in tonaca e sandali, resta un particolare non indifferente: quali mezzi usare per evangelizzare un avatar uomo che è in realtà una donna, per portare un messaggio di resurrezione all’avatar di Gatto Silvestro o all’avatar di Topolino? “Second Life” è una terra di missione e come tutte le terre di missione ha una sua cultura distante da quella dei missionari, ma ha anche uno svantaggio in più: manca di una tradizione interna, manca di riti tradizionali che le terre di missione reali di inizio ‘900 avevano elaborato in centinaia d’anni di civiltà. “Second Life” non ha una tradizione in sé: è una terra nuova e rischia di essere una sorta di melting-pot nel quale si incrociano non solo culture, ma identità negate e sogni proibiti.
“Second Life” ha troppi limiti per poter essere la piattaforma del futuro. Ed è più che fondato il timore che la riflessione che precede l’evangelizzazione sia più lunga di quanto “Second Life” stessa possa sussistere. Probabilmente la riflessione dovrebbe spostarsi da “Second Life” alla rete in generale: una rete che sta realmente diventando un nuovo mondo da evangelizzare! Una rete dove i drammi reali delle persone vengono messi in campo attraverso vari mezzi quali blog o affini: drammi veri e non proiezioni immaginarie di mondi creati dalla propria immaginazione. “Il tuo mondo. La tua vita. Anche nella rete!”.



sante | 2 dic 2007 | Replica a questo commento
Non so se può interessare: su Second Life ancora non sono stati scritti dei romanzi e credo che il primo sia quello che Claudio Forti ha scritto di recente. Il titolo è SARKA, e mi risulta sia andato in stampa proprio in questi giorni. Sarà pubblicato da Di Renzo Editore. Da notizie che l’autore stesso mi ha dato, in questo romanzo, anche i non esperti di Second Life, possono trovare interesse e vedere come le nostre proiezioni, personalizzate in questo mondo virtuale, possano evidenziare una serie di problematiche nascoste in ciascuno di noi, stimoli, frustrazioni della vita di tutti i giorni. Il romanzo è avvincente e progredisce fino alla fine, come se fosse un giallo. Le ultime pagine poi svelano una situiazione che fa davvero riflettere il lettore.
leo | 4 ott 2009 | Replica a questo commento
Grazie della notizia
Alla fine ho letto questo libro, mi è piaciuto, e ho saputo che uscirà anche il testo in inglese, sempre con la stessa casa editrice.
Ma ha avuto così tanto successo in Italia?